Alla scoperta delle torri pisane di Caralis o Karalis (l’antica Cagliari): la torre dell’Elefante – la torre di San Pancrazio – la torre dell’Aquila
Le torri pisane di Cagliari sono tra i simboli più affascinanti e riconoscibili della città. La Torre dell’Elefante e la Torre di San Pancrazio, costruite nel XIV secolo durante la dominazione pisana, sono testimonianze storiche dell’importanza strategica di Cagliari nel Mediterraneo. Meritano sicuramente una visita anche per la vista di cui si gode dall’alto.
La Torre dell’Elefante
- Costruita nel 1307, su progetto dell’architetto sardo Giovanni Capula, la Torre dell’Elefante si trova nel cuore del quartiere Castello. Deve il suo nome alla piccola scultura di un elefantino in pietra, visibile su uno degli angoli esterni, simbolo di saggezza e di forza. I pisani erano gente pratica, le torri avevano un ruolo difensivo, per questo il retro della torre così come quello della torre di San Pancrazio da loro edificato è aperto , così da poter sfruttare un migliore contatto visivo all’interno della fortezza, richiamare più facilmente cambi o rinforzi dall’alto, e al contempo far entrare più luce nella terra.
Caratteristiche architettoniche della torre dell’Elefante
- Struttura difensiva: alta circa 30 metri, è realizzata in pietra calcarea locale e presenta una pianta quadrangolare.
- Porta della città: serviva come ingresso principale per il quartiere Castello e parte integrante delle mura di difesa.
- Interno semplice: privo di decorazioni elaborate, rispecchia la funzione militare della torre.
La storia della torre
- La Torre dell’Elefante fu costruita per difendere la città dagli attacchi aragonesi. Durante i secoli successivi, quando Cagliari cadde sotto il dominio aragonese, le funzioni delle torri (anche quella di San Pancrazio) cambiò e furono trasformate in carceri. Ma non è finita qui, nel periodo spagnolo, oltre che come prigioni, furono utilizzate come luogo di esposizione delle teste dei condannati a morte (spesso traditori), come monito per la popolazione. A questo riguardo è famoso l’episodio dell’omicidio del viceré di Sardegna, Don Manuel Gomez de Los Cobos, i presunti colpevoli tra cui figuravano personalità di spicco come il Marchese di Cea non solo furono giustiziati, a seguito di un processo sommario ma si dice che le loro teste furono esposte in gabbie di ferro sulla torre dell’elefante per ben 17 anni.
Visite alla torre dell’Elefante
- Le visite sono possibili solo accompagnati, i visitatori possono salire fino alla sommità attraverso una serie di rampe e scale di legno. La vista da lassù è spettacolare: si domina il quartiere Marina, il porto di Cagliari e l’intero golfo degli Angeli. Ecco il link del sito del Comune di Cagliari con le info sugli orari di visita https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/torre_dellelefante
La Torre di San Pancrazio – la torre più alta di Cagliari
- Costruita nel 1305, anch’essa su progetto di Giovanni Capula, la Torre di San Pancrazio sorge sul punto più alto del colle di Castello, a 130 metri sul livello del mare ed è la più alta di Cagliari, raggiungendo i 36 metri. Visibilissima anche passeggiando sotto lungo il Terrapieno e facilmente individuabile per chi atterra in aereo passando dal mare o per chi arriva in nave. Situata nella parte nord del quartiere Castello, aveva una funzione prevalentemente difensiva, dalla cima si può controllare tutta la città e la pianura del Campidano. La Torre di San Pancrazio ha preso il nome da una chiesa omonima che si trovava nelle sue vicinanze.
Caratteristiche architettoniche della torre di San Pancrazio
- Struttura massiccia: realizzata in pietra calcarea bianca, con mura spesse per resistere agli attacchi.
- Posizione strategica: situata sul punto più alto della città, offriva un ampio controllo del territorio circostante.
- Elementi originali: alcune delle porte e dei meccanismi di chiusura risalgono all’epoca medievale.
La storia della torre
- La Torre di San Pancrazio fu la prima delle tre torri erette a difesa di altrettante porte che si aprivano nella cinta muraria voluta dai Pisani al principio del sec. 14° per difendere la rocca del castrum Caralis dagli attacchi provenienti dall’entroterra. Durante il periodo aragonese e spagnolo, fu utilizzata come deposito di munizioni e armi.
- Attualmente la Torre di San Pancrazio non è aperta al pubblico, viene talvolta aperta durante le giornate Monumenti Aperti del FAI. Dall’alto, se si ha la fortuna di salire, si possono ammirare il parco di Monte Urpinu, le colline circostanti e il mare in lontananza.
La Torre dell’Aquila
- Inizialmente le torri dovevano essere tre, ma la terza, la Torre del Leone ora rinomata a Torre dell’Aquila, fu distrutta parzialmente nel corso del ‘700, motivo per il quale le sue rovine furono incorporate nel Palazzo Boyl, costruito nel XIX, che ne lascia in vista solo la porta d’accesso che testimonia la sua originaria funzione difensiva. La Torre dell’Aquila deve il suo nome da una scultura di rapace situata nella parte bassa della torre.
Caratteristiche architettoniche della torre di San Pancrazio
- Progettazione: per motivi stilistici e di logica costruttiva si ritiene che anch’essa sia stata progettata da G. Capula. Essa concludeva la cinta, che, svolgendosi dalla torre di S. Pancrazio a N e passando a S-O per quella dell’Elefante, non interessava il lato orientale del castello, la cui protezione era affidata allo strapiombo roccioso.
Curiosità sulle torri pisane
- L’architetto Giovanni Capula: fu il responsabile di entrambe le torri, oltre che di altre opere difensive in Sardegna. Un’epigrafe del 1305, murata all’ingresso della torre di S. Pancrazio, lo celebra “architector optimus”. Nel 1307 fu costruita la torre dell’Elefante, che recava un’altra epigrafe dalla quale risulta l’alta considerazione in cui i committenti tenevano “Iohannes Capula caput magister” della costruzione, “nunquam in suis operibus inventus sinister”. Gli si attribuisce, come detto sopra, anche la torre dell’Aquila.
- Il materiale: tutte le torri sono state fatte con la pietra bianca di calcare, presa dal colle di Bonaria. Ancora oggi la torre di San Pancrazio e la Basilica di Bonaria, incantano con il loro colore bianco lucente chi arriva a Cagliari da terra o dal mare.
- Restauri recenti: nel XX secolo sono stati effettuati interventi di restauro per preservare queste strutture, rendendole accessibili ai visitatori.
- Stemmi: sulla torre sono murati gli stemmi di alcune famiglie pisane, in passato tutte le famiglie nobili possedevano uno stemma che era murato sulla facciata del palazzo in cui vivevano, oppure applicato sui balconi in ferro battuto. Nello stemma spesso erano disegnati dei simboli che si collegavano al cognome della famiglia: per esempio, sullo stemma del Vicerè de Aragall, era raffigurato un gallo, mentre su quello dei Cao (cao in sardo vuol dire gabbiano) c’era un gabbiano con le ali aperte.
Perché visitarle?
Una passeggiata nel quartiere storico del Castello (ricordiamo che Cagliari è anche chiamata Casteddu) è un must per chi visita Cagliari, salire sulla Torre dell’Elefante, ammirare la Torre di San Pancrazio, scoprire gli angoli più nascosti, i panorami mozzafiato, significa fare un viaggio nel tempo che ti porta nel cuore della storia antica di Cagliari.
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